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Salento e Expo 2015, si è ancora in tempo!!

santa croceLa soddisfazione dei turisti stranieri venuti in Italia risulta essere decisamente positiva.

Questo è quanto emerge da 1° rapporto sulla percezione dell’Italia turistica (http://www.enit.it/es/studi/tendenze/2242-1-rapporto-sulla-percezione-dell-italia-turistica.html), contenente un’analisi semantica di 570.000 post in lingua inglese, pubblicati sui social media da persone che sono state in vacanza nel nostro Paese negli ultimi quattro mesi (ultima rilevazione 1 luglio 2014).

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Comunicare il made in Italy con l’esperienzialità sul Web

sniffamentoterraIl recente successo di Expo 2015 testimonia l'attenzione del consumatore verso il tema dei prodotti alimentari che rappresentano per l'Italia un patrimonio di ricchezza che necessita di molteplici sforzi per essere opportunamente valorizzato. In particolare, l'ambito delle produzioni agroalimentari certificate ( "denominazioni di origine", "indicazioni geografiche", ecc.) registra un trend in costante crescita dei volumi di produzione e vendita (il giro d'affari si attesta intorno ai 7 miliardi di euro alla produzione, a fronte di un valore al consumo stimato in 12,6 miliardi di euro, di cui 3,6 riferiti al mercato estero, particolarmente vivace ed interessato a siffatte  produzioni).

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La “nuova” sfida competitiva viene dal Web

Digital CommunicationAnalizzare i numerosi contenuti provenienti dai social media rappresenta un imperativo per le imprese al fine di affrontare le criticità e cogliere le opportunità del Digital World.

Il Web, si sa, è un contesto in costante evoluzione che presenta una endemica capacità di coinvolgimento e pervasività, in virtù della quale le scelte ed i successivi acquisti dei consumatori sono indirizzati ed influenzati.

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Il back-reshoring per il rilancio del Made in Italy

made in italyIl rientro in Italia di alcune importanti imprese manifatturiere ed il diffondersi di questa pratica a livello internazionale lasciano ben sperare nel recupero dell'attrattività del nostro Paese.

A partire dagli anni ottanta, molte delle nostre imprese hanno cercato la via della delocalizzazione produttiva per competere sul fronte dei prezzi (grazie ai vantaggi di costo –soprattutto del lavoro-), determinando così lo svuotamento di aree industriali e la progressiva scomparsa di interi comparti produttivi.

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